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giugno 2012 Monthly archive

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Enzo Paci
Zelig Off

Nel 1997 entra nella Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, diplomandosi nel 2000. È attore teatrale, ha lavorato per la radio del quotidiano genovese Il Secolo XIX, Radio 19. Spesso si esibisce sul palco in compagnia del comico e cantante lirico Andrea Bottesini nello spettacolo “Piuttosto nudi ma con la sciarpa”. Cabarettista e imitatore, ha lavorato per Mediaset nella trasmissione comica Colorado Cafè. Dal 2009 fa parte del gruppo di Zelig off in onda su Canale 5. Nel 2011 è invece protagonista, con il personaggio di Mattia Passadore, della trasmissione comica Central Station in onda su Comedy Central. [fonte: wikipedia]

 

 

2012 © Emiliano Boga
Tutte le immagini contenute in questo sito web sono protette dal diritto d’autore. Nessuna immagine può essere riprodotta senza il mio esplicito permesso scritto.
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Speravamo bastasse esercitarla, la memoria, perché non ci scippassero la Storia. Oggi ci tocca smentirla. Giulio Andreotti è stato al centro della scena politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo. Sempre presente nell’Assemblea costituente e poi nel Parlamento dal 1948; la storia umana di Giulio Andreotti si lega alla storia della politica italiana. Oggi Andreotti è l’icona di un “martirio giudiziario” con oscuri fini politici che ce lo raccontano assolto. Nella sentenza si legge: «Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione». Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti avrebbe potuto essere condannato in base all’articolo 416.
La storia, comunque, dice che Andreotti si è seduto al tavolo della Mafia. E come, dove, con chi e “presumibilmente perché”, va raccontato.

- Giulio Cavalli -

L’INNOCENZA DI GIULIO – Andreotti non è stato assolto
di e con Giulio Cavalli
con la collaborazione di Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli
regia Renato Sarti
musiche originali Stefano “Cisco” Bellotti

Bottega dei Mestieri Teatrali e Teatro della Cooperativa, presentano il nuovo spettacolo scritto, interpretato da Giulio Cavalli e diretto da Renato Sarti,che descrive attraverso le testimonianze, le deposizioni, gli atti giudiziari, una delle figure più controverse della politica italiana: Giulio Andreotti.

In una scena nuda ed essenziale, dove il “posto d’onore” al centro del palco spetta ad un inginocchiatoio su cui è poggiato un impermeabile, prende forma una figura, quella del Senatore ‘prescritto a vita’. Ce lo racconta in primis un video di Giancarlo Caselli, il giudice che ha istruito il processo Andreotti, che ribadisce con forza qual è stata la sentenza e soprattutto come l’informazione sia stata manipolata in un paese che sembra aver voluto dimenticare la gravità di quanto accertato, di quanto realmente successo: cioè la concreta collaborazione di ‘Giulio Belzebù’ con esponenti di Cosa Nostra fino al 1980. Inizia così la ricostruzione documentata dell’ascesa del Senatore che lo ha visto negli anni intessere relazioni e rapporti con alcune personalità della politica e dell’economia legati alla mafia.

Si susseguono così, in un alternanza ricca di tensione, tra immagini video e momenti musicali (le musiche sono originali di Stefano “cisco” Bellotti), le diverse testimonianze, i racconti e le deposizioni che illustrano i momenti chiave della storia. Tante parti di un puzzle, tante tessere che compongono un quadro, dai rapporti tra Andreotti e Michele Sindona, al delitto Ambrosoli a quello del Generale Dalla Chiesa.

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A Milano negli anni 70 c’era molto più inverno di ora
A Milano negli anni 70 c’era molta più nebbia di adesso
A Milano negli anni 70 c’era Jannacci che lui è un dottore, si è laureato, chissà che ridere in
reparto i suoi pazienti e allora io mi immaginavo lui con il camice in corsia che cantava tutto il
giorno “el portava i scarp del tennis” e i pazienti che morivano.
A Milano negli anni 70 c’erano il catechismo il mercoledì che era brutto, l’elastico il cemento, il
mondo e lo scheitbord che era bello.
A Milano negli anni 70 c’era in piazza del Duomo una signora fatta di luci che batteva a
macchina. Quello per me era il lavoro. Tutti negli anni 70 lavoravano così.
A Milano negli anni 70 c’era piazza del Duomo con le macchine che ci passavano e che poi non
potevano più perché se no il Duomo veniva giù e siccome non lo avevano ancora finito di fare era
un peccato.

A Milano negli anni 70 c’erano tre ragazzi che adesso non ci sono più.
Lo spettacolo, nel pieno spirito di quegli anni è uno spettacolo anarchico fatto di monologhi
comici, parole, poesia e musica, alternando continuamente il comico e il drammatico senza
soluzione di continuità. Strutturato in brani distinti che sommati assieme restituiscono alcune
atmosfere di Milano che in quegli anni era un punto di riferimento per l’Italia intera.
Un solo attore che racconta i suoi anni 70 mischiando frammenti di realtà e pezzi di mitologia
urbana attraverso gli occhi di un bambino che prende consapevolezza della paura, del primo
amore, degli scontri di piazza raccontati dalla sorella di dieci anni più grande.
Protagonista è la velocità che macina rivoluzioni ideologiche e tecnologiche, bisognava correre
per non farsi prendere dal cecchino della paura e per star dietro ai cambiamenti e capovolgimenti
talmente tanto grandi da essere arrivati ad influenzare la nostra vita di oggi.
Milano 70 allora è anche l’evocazione della morte di tre ragazzi uccisi dalla polizia negli scontri di
piazza.

Uno spettacolo di Walter Leonardi, Paolo Trotti
Con Walter Leonardi
Regia di Paolo Trotti
Scenografie di Pao

Milano 70 allora, nel pieno spirito di quegli anni, è uno spettacolo anarchico fatto di monologhi comici, poesia e musica che restituiscono alcune atmosfere di Milano, in quegli anni punto di riferimento per l’italia intera. Un solo attore che racconta i suoi anni ’70 mischiando frammenti di realtà e pezzi di mitologia urbana. Un monologo che interagisce con l’arte di Pao, conosciuto street artist milanese, scenografo per l’occasione. Disegni, sagome si sommano durante il racconto formando un vibrante affresco del costante scontro tra potere costituito e società civile.

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