emiliano boga fotografo teatrale

Video intervista ai Blastema in concerto alla Salumeria del Musica per LAMUSICAROCK
20 Marzo 2013
Intervista: Elena Contenta
Riprese e montaggio: Emiliano Boga

Gallery foto

2013 © Emiliano Boga
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Un uomo si trova rinchiuso in una casa-prigione per una colpa di cui lui stesso è all’oscuro. In quello spazio rivive situazioni che ha vissuto personalmente, che ha sognato, che ha vissuto suo fratello, morto qualche tempo prima, mischiando i ricordi – l’amore per la madre e per una donna misteriosa, la bellissima Marie -e attribuendosi tutte le colpe dei fantasmi che popolano la casa-prigione.

Unico elemento reale è l’amicizia che stringe con una mosca con cui si confessa e che adotta come compagna di giochi. Tutto pur di uscire dall’inferno della solitudine e del senso di colpa.

Lo spettacolo evoca atmosfere Lynchiane, pur non sfociando mai nel surreale, ma rimanendo concretamente attaccato alla realtà che il protagonista, Cane, si immagina. Il mondo esterno è evocato dalla presenza di un passavivande su cui, puntualmente, appare un pollo. Anche il tempo si è cristallizzato, in un infinito martedì.

CANE
testo di Simona Migliori
regia di Paolo Trotti
con Sax Nicosia
assistente alla regia Elena Parretti

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Martedì 26 marzo alle 19:30, in occasione del debutto di RICCHI DI COSA, POVERI DI COSA?, nel foyer del Teatro sarà inaugurata la Mostra fotografica di Emiliano Boga, che rimarrà esposta fino al 9 aprile.

“Questa mostra è un viaggio nelle facce, occhi, sorrisi, anime, desideri, aspirazioni, voglie e nella apparentemente inspiegabile serenità delle persone incontrate. Un mondo intero dentro a quegli sguardi, una pace diversa, una serenità mai vista. La capacità di esistere senza frenesie, un rapporto sano con la vita e con la morte. All’inizio del viaggio erano sensazioni confuse ma con lo scorrere dei giorni, sono diventate sensazioni permeanti, fino a formarsi nella consapevolezza che quello che avevo di fronte era semplicemente vita. Facile e umile, bastarda e gioiosa, ricca e libera. Continuo a riguardare queste foto per non dimenticare i pensieri e le emozioni vissute in quel viaggio, così lontano… che vive forte e giornalmente dentro di me.” – Emiliano Boga -

RICCHI DI COSA, POVERI DI COSA? Burkina Faso, Senegal, Italia [trailer]
reading tra giornalismo, fotografia e musica
testo e voce Livia Grossi
foto e video Emiliano Boga
musica Jali Omar Suso
scrittura scenica Emanuela Villagrossi
video editing Elisabetta Francia

Nato dal reportage “Il TEATRO DELLE ORIGINI – indagine sulla funzione sociale del teatro”, realizzato in Burkina Faso con il fotografo Emiliano Boga, il percorso prosegue con “RICCHI DI COSA, POVERI DI COSA?”. Un viaggio tra Italia, Burkina Faso e Senegal per parlare di teatro ed emigrazione, in tempo di crisi, tra video, interviste e musica. Sull’argomento la giornalista scrive: “I senegalesi incominciano tornare a casa perché il gioco non vale più la candela, gli italiani pensano all’Africa per fuggire da solitudine e povertà”.Al centro del lavoro la riflessione per un Occidente alla deriva, la necessità di una nuova ridefinizione delle parole “ricchezza” e “povertà”, ma anche l’urgenza di ritrovare un senso all’incontro spettatore-attore. Ritrovare quel “Teatro delle origini” che, al di là di ogni luogo comune, stabilisca una rinnovata forma di condivisione della realtà attraverso il racconto e la sua rappresentazione. Un rito teatrale, antico e quotidiano, alla ricerca di una nuova civiltà di dialogo che confronta identità ed espressività diverse. Un giornalismo ripensato, a sua volta un “giornalismo delle origini”, capace di trasmettere, con sentimento e ragione, nuove e necessarie motivazioni.“Più di 200 compagnie teatrali lavorano in Burkina Faso, il sesto Paese più povero al mondo: come dire, quando il teatro è un’urgenza non ci sono limiti, solo sfide. Qui gli spettacoli sono un mezzo d’informazione e formazione sociale. Si parla di aids, emigrazione, infibulazione, decessi per parto, ma anche di come ci si cura con le erbe. Il teatro è ovunque, sotto i baobab nei villaggi, in piazza tra la polvere rossa della strada, sotto le stelle del teatro di Ouagadogou, o tra i panni stesi nella Casa della Parola, l’antica corte di Sotigui Kouyaté, il griot scelto da Peter Brook per il suo Mahabharata”.

Il reading è preceduto da un prologo dedicato a Thomas Sankara, “il Che Guevara africano”, con alcuni estratti del suo discorso sul debito pubblico, tratti dal libro “L’Africa di Thomas Sankara” di Carlo Batà. Drammaturgicamente pensato come un resoconto giornalistico, impaginato con musica (la kora di Jali Omar Suso) e fotografie (Emiliano Boga), “RICCHI DI COSA E POVERI DI COSA?” si avvale del montaggio video di Elisabetta Francia. Un esperimento narrativo che affianca informazioni ed emozioni coordinato da Emanuela Villagrossi che firma la scrittura scenica; una “prosa giornalistica” detta guardandosi negli occhi affidata in scena a Livia Grossi, esperta teatrale e autrice del reportage.

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Dal 26 al 28 Marzo 2013 al Teatro della Cooperativa, Milano
ORARIO SPETTACOLI: mar | gio: 20.45
Info e prenotazioni: 02 64749997
e-mail: info@teatrodellacooperativa.it

incorporato da Embedded Video

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«Nei pressi di una grande foresta viveva un povero taglialegna con sua moglie e i suoi due bambini. Il ragazzo si chiamava Hansel e la bambina Gretel. Avevano poco da mangiare, e una volta, quando una grande carestia colpì la zona, egli non potè più procurare alla sua famiglia neanche il pane quotidiano…».

Ha cosi inizio la fiaba di Hänsel e Gretel, delle molliche di pane e della casa di marzapane, nata dalla penna dei fratelli Grimm. Anche quest’anno il Teatro Stabile di Torino riapre le porte del Teatro Carignano per raccontare ai più piccoli una storia universale e popolare al contempo, un racconto di bene e male, di coraggio e magia.
«La fiaba – scriveva Tolkien – è un reame che contiene molte altre cose accanto a elfi e fate, oltre a gnomi, streghe, trolls, giganti e draghi: racchiude i mari, il sole, la luna, il cielo, e la terra e tutte le cose che sono in essa, alberi e uccelli, acque e sassi, pane e vino, e noi stessi, uomini mortali, quando siamo vittime di un incantesimo».
Lo spettacolo, nella cornice del Teatro Carignano sarà non solo un modo per raccontare ai bambini una storia senza tempo e riflettere sui suoi significati insieme a mamma e papa, ma anche per scoprire la più importante sala teatrale storica della nostra Città.
«Raccontare storie ha, da sempre, un grandissimo e misterioso potere – scrive Eleonora Moro. I racconti ci accompagnano nella crescita e nella scoperta del mondo: paragonandoci ai protagonisti delle storie noi incontriamo parti di noi stessi, ci identifichiamo nelle paure, nelle scelte e nei desideri dei personaggi. Certe favole in particolare ci aprono mondi paurosi in cui possiamo tuffarci sapendo che qualcuno ci verrà a salvare, un lusso che nella vita non accade, ma che a teatro ci possiamo ancora e ci potremo sempre permettere. Per questo la scelta e la proposta di Hänsel e Gretel.
In questa fiaba due fratelli (energia maschile ed energia femminile) lottano insieme per
superare ostacoli, affrontare le più terribili prove archetipiche (la fame, l’abbandono e la morte) e crescere. Insieme. Sono i piccoli i protagonisti e gli eroi di questa storia, nessun adulto è buono in Hänsel e Gretel: ogni spettatore adulto, guardando lo spettacolo, potrà “risvegliarsi dal letargo” e ogni bambino avrà, cosi, ispirazioni da accogliere».

Teatro Carignano
17 gennaio – 7 aprile 2013 | prima nazionale
Scopri il Carignano
HANSEL E GRETEL
dai Fratelli Grimm
con Camilla Alisetta, Andrea Fazzari, Marco Lorenzi, Marlen Pizzo
adattamento e regia Eleonora Moro
Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Sito ufficiale

2013 © Emiliano Boga
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"emiliano boga" "livia grossi" "corriere della sera" "burkina faso" "senegal" "ricchi di cosa" povertà ricchezza africa boga reportage

Teaser dello spettacolo

Burkina Faso, Senegal, Italia
reading tra giornalismo, fotografia e musica
testo e voce Livia Grossi
foto e video Emiliano Boga
musica Jali Omar Suso
scrittura scenica Emanuela Villagrossi
video editing Elisabetta Francia

Nato dal reportage “Il TEATRO DELLE ORIGINI – indagine sulla funzione sociale del teatro”, realizzato in Burkina Faso con il fotografo Emiliano Boga, il percorso prosegue con “RICCHI DI COSA, POVERI DI COSA?”. Un viaggio tra Italia, Burkina Faso e Senegal per parlare di teatro ed emigrazione, in tempo di crisi, tra video, interviste e musica. Sull’argomento la giornalista scrive: “I senegalesi incominciano tornare a casa perché il gioco non vale più la candela, gli italiani pensano all’Africa per fuggire da solitudine e povertà”. Al centro del lavoro la riflessione per un Occidente alla deriva, la necessità di una nuova ridefinizione delle parole “ricchezza” e “povertà”, ma anche l’urgenza di ritrovare un senso all’incontro spettatore-attore. Ritrovare quel “Teatro delle origini” che, al di là di ogni luogo comune, stabilisca una rinnovata forma di condivisione della realtà attraverso il racconto e la sua rappresentazione. Un rito teatrale, antico e quotidiano, alla ricerca di una nuova civiltà di dialogo che confronta identità ed espressività diverse. Un giornalismo ripensato, a sua volta un “giornalismo delle origini”, capace di trasmettere, con sentimento e ragione, nuove e necessarie motivazioni.
“Più di 200 compagnie teatrali lavorano in Burkina Faso, il sesto Paese più povero al mondo: come dire, quando il teatro è un’urgenza non ci sono limiti, solo sfide. Qui gli spettacoli sono un mezzo d’informazione e formazione sociale. Si parla di aids, emigrazione, infibulazione, decessi per parto, ma anche di come ci si cura con le erbe. Il teatro è ovunque, sotto i baobab nei villaggi, in piazza tra la polvere rossa della strada, sotto le stelle del teatro di Ouagadogou, o tra i panni stesi nella Casa della Parola, l’antica corte di Sotigui Kouyaté, il griot scelto da Peter Brook per il suo Mahabharata”.

Il reading è preceduto da un prologo dedicato a Thomas Sankara, “il Che Guevara africano”, con alcuni estratti del suo discorso sul debito pubblico, tratti dal libro “L’Africa di Thomas Sankara” di Carlo Batà. Drammaturgicamente pensato come un resoconto giornalistico, impaginato con musica (la kora di Jali Omar Suso) e fotografie (Emiliano Boga), “RICCHI DI COSA E POVERI DI COSA?” si avvale del montaggio video di Elisabetta Francia. Un esperimento narrativo che affianca informazioni ed emozioni coordinato da Emanuela Villagrossi che firma la scrittura scenica; una “prosa giornalistica” detta guardandosi negli occhi affidata in scena a Livia Grossi, esperta teatrale e autrice del reportage.

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Aspettando…RICCHI DI COSA, POVERI DI COSA? Burkina Faso, Senegal, Italia
reading tra giornalismo, fotografia e musica

Teatro della Cooperativa, Milano
26-28 Marzo 2013

testo e voce Livia Grossi
foto e video Emiliano Boga
musica Jali Omar Suso
scrittura scenica Emanuela Villagrossi
video editing Elisabetta Francia

Link: scheda dello spettacolo

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Vista di Dakar dal villaggio di Toubab Dialaw, Senegal

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“Certo, sono considerato un cosiddetto scrittore serio e la fama si sta diffondendo (…) In fondo non è per niente una bella fama. Mi mette assolutamente a disagio.”
Thomas Bernhard

dal 12 febbraio al 3 marzo 2013 – PRIMA NAZIONALE
Teatro della Cooperativa

RITTER, DENE, VOSS
di Thomas Bernhard
regia Renato Sarti
con Carlo Rossi, Valerio Bongiorno, Piero Lenardon
scene e costumi Carlo Sala

Ritter, Dene, Voss. Potrebbe essere l’inizio di una filastrocca infantile. O una di quelle formule iniziatiche ormai scomparse, ultimo residuo di antichi riti magici che l’uso secolare ha ridotto a puro suono.Ritter, Dene, Voss sono i nomi di tre attori tedeschi, Ilse Ritter, Kirsten Dene e Gert Voss, primi interpreti dell’opera di Thomas Bernhard al Festival di Salisburgo nell’estate del 1986, per la regia di Claus Peymann. Nella pièce il solo Voss ha anche un nome di scena, Ludwig; mentre Ritter e Dene sono semplicemente la sorella minore e quella maggiore. È Dene ad iniziare, con frasi brevi, sintesi di concetti non correlati tra loro. Ritter, dalla sedia, bevendo continuamente, con il giornale aperto e la sigaretta in una mano, la guarda e la ascolta con malcelato fastidio e disprezzo per la minuziosità con cui accomoda il grande tavolo da pranzo.Immerse nei ritratti di famiglia che adornano orribilmente le pareti della sala, memoria di antichi e gloriosi fasti, le due sorelle, attrici, attendono l’arrivo del fratello Ludwig (Wittgenstein?) – filosofo paranoico e geniale di ritorno dal manicomio in cui si è rinchiuso volontariamente a pagamento – per consumare quella che si trasforma ben presto in una cena delle beffe. Ne nasce un ménage à trois ricco di doppi sensi e seduzioni tormentate, i quali svelano i rapporti incestuosi che legano i tre protagonisti: si celebra lo sfacelo di una famiglia, cui fa da sfondo quello dell’Austria post-Anschluss e pre-Haider. Una messa in scena che, senza perdere di vista gli alti riferimenti filosofici e culturali del testo e senza perdere nulla del profondo dramma umano che lo permea, ne mette in evidenza gli aspetti comico-grotteschi. La geniale scrittura di Bernhard trasforma il più profondo tormento in risata acida. I ragazzi della Filarmonica Clown, con la loro trentennale esperienza, sono gli interpreti perfetti per dare a questa tragicommedia spessore e leggerezza.

Renato Sarti

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Una (disprezzata) sera d’autunno
dai radiodrammi di Friedrich Durrenmatt
elaborazione drammaturgica e regia di Francesco Leschiera
con Alessandro Macchi, Francesco Meola e Andrea Magnelli
costumi di Ilaria Parente
scenografia Ilaria Parente e Francesco Leschiera
luci di Luna Mariotti
Scelte musicali ed elaborazioni sonore di Antonello Antinolfi
produzione Teatro del Simposio

Un testo carico di humour nero e una tagliente critica alle ipocrisie della nostra società.
Debutta in prima milanese a Linguaggi Creativi dal venerdì 25 gennaio a domenica 3 febbraio 2013 Una (disprezzata) sera d’autunno con la regia di Francesco Leschiera.

Uno spettacolo che unisce i due più teatrali radiodrammi del grande scrittore e drammaturgo Friedrich Durrenmatt (Una sera d’autunno nella traduzione di Alighiero Chiusano e Colloquio notturno con un uomo disprezzato nella traduzione di Aloiso Rendi, edizione Einaudi) per puntare l’accento sul ribaltamento del ruolo sociale e sul significato del potere, smascherando le meschinità nascoste dietro una facciata perbenista.

In una scena “metafisica”, quasi mentale – rinchiusa in una cinta muraria e disseminata da cilindri, metafore delle barriere dell’animo umano e di quelle erte dall’uomo, strutture portanti dell’immaginario pubblico – agiscono i due personaggi: lo scrittore famoso e maledetto, autore di gialli capaci di entrare nelle pieghe più oscure della società e il visitatore, colui che sopraggiunge per ribaltare l’ordine costituito.
Nella prima parte il visitatore è un “detective di letteratura”, grandissimo fan dell’autore, che nota una sinistra coincidenza tra i racconti dell’autore e delitti reali avvenuti quasi nell’identico modo scoprendo così che “anche la cultura è qualcosa di pericoloso”.
Nella seconda parte invece il visitatore sarà il boia, un killer assoldato dallo stato per mettere fine alla vita dell’autore: tra i due si istaurerà una strana relazione e un colloquio filosofico che arriverà ad interrogarsi sul significato del male e dell’unica rivoluzione possibile: quella “da fare dentro di noi”.

“Il Potere si nutre di carne umana”

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Ovviamente, tutta la mia gratitudine a chi vorrà comprarlo! :-)

A journey of my so…
Di Emiliano Boga

Compra Streetography in front of me by Emiliano Boga su blurb.com
A journey of my soul across Amsterdam, Dublin, NY & Milan

Disponile in: eBook, PDF and Softcover
Disponile anche in: Ebook per iPhone, iPad o iPod touch su iTunes

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